Il governo Meloni è al centro del dibattito pubblico e dell’editoriale di Vittorio Feltri, che ha affrontato il tema delle proteste e della recente decisione della giudice per le indagini preliminari Tiziana Landoni del 28 ottobre di non convalidare il fermo di Youssef Siher, disponendone la scarcerazione. La Procura di Milano, guidata da Marcello Viola, aveva avanzato la richiesta di custodia cautelare in carcere per il trentenne, amministratore dei canali social del Movimento 17 ottobre, ipotizzando il reato di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità terroristica. Secondo la giudice, tuttavia, i messaggi pubblicati non contenevano espliciti inviti a compiere azioni violente e mancavano i gravi indizi necessari per la convalida, sebbene il giovane rimanga indagato nell’ambito delle indagini in corso.
Sulla vicenda è intervenuto Vittorio Feltri con un editoriale pubblicato sulle pagine de Il Giornale, in cui il giornalista ha espresso un giudizio molto netto sulla misura cautelare negata. Nel suo testo, l’autore ha scritto che l’uomo, per quanto gli riguarda, avrebbe dovuto restare in custodia cautelare, criticando in particolare i toni utilizzati all’interno dell’ordinanza per descrivere le attività di mobilitazione e affermando che le garanzie spettano a tutti ma l’aureola poteva aspettare. Lo spunto è servito al commentatore per allargare lo sguardo alle manifestazioni di piazza che hanno interessato città come Milano e Brescia, soffermandosi sulla presenza in corteo di Siher subito dopo la sua rimessa in libertà.
Le critiche agli agenti del caos
Il ragionamento del giornalista si sposta poi sulla gestione dell’ordine pubblico e sulle proteste che provocano blocchi stradali e disagi alla circolazione e alle attività lavorative quotidiane. All’interno del suo intervento, Feltri introduce una distinzione concettuale tra quelli che definisce agenti del caos e angeli del caos, indicando nei primi coloro che alimentano le tensioni e nei secondi quanti tendono a giustificare i comportamenti ritenuti violenti riconducendoli al disagio sociale. Per il commentatore, tali figure risulterebbero sparse nella società e troverebbero sponde all’interno di partiti, sindacati e movimenti, pur precisando di non voler evocare una vera e propria strategia della tensione in assenza di una regia comune dimostrabile.
La critica principale riguarda l’utilizzo delle piazze per colpire l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni attraverso la creazione di un clima di tensione percepito come costante. Il timore espresso nel testo è che tale situazione possa protrarsi nel tempo per attribuire all’amministrazione la responsabilità di un crescente malcontento generale, quasi applicando prima la sabbia negli ingranaggi e poi denunciando il malfunzionamento della macchina statale. A chiunque intenda modificare gli equilibri politici del Paese, il commentatore ricorda le regole basilari della democrazia rappresentativa, sottolineando che Milano salva grazie ai decreti e che la contesa politica dovrebbe basarsi sui consensi ottenuti e non sulle strade bloccate.
Le richieste per la gestione delle piazze
Il tema della limitazione della libertà altrui a causa delle manifestazioni che interrompono la normale vita dei cittadini rappresenta un altro nodo centrale dell’editoriale. Le rivendicazioni di natura politica, secondo il punto di vista espresso sul quotidiano, non possono trasformarsi in un impedimento sistematico per chi desidera lavorare o muoversi liberamente sul territorio nazionale. Nel testo si contesta inoltre l’atteggiamento di chi condanna formalmente gli episodi di violenza ma, al tempo stesso, ne attenua la gravità adducendo motivazioni legate alla rabbia e alle difficoltà sociali.
Nelle battute conclusive del suo intervento, il giornalista si rivolge direttamente alla presidente del Consiglio, alle forze dell’ordine e alla cittadinanza, invocando un approccio improntato alla fermezza ma privo di ulteriori innalzamenti dello scontro. La linea tracciata per il futuro prossimo prevede tre direttrici fondamentali: tutelare chi sceglie di manifestare in modo pacifico, bloccare chiunque passi all’aggressione e consentire a chi lo desidera di continuare a vivere e lavorare senza ostacoli.

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