Un botta e risposta dai toni accesi ha animato X tra le giornaliste Gaia Tortora e Selvaggia Lucarelli, in seguito alla recente scarcerazione di Youssef Siher. La discussione è nata a causa di un messaggio pubblicato dalla giornalista di La7, che la collega ha interpretato come una presa di posizione critica nei confronti della decisione giudiziaria. Tortora ha però respinto questa lettura, accusando la collega di aver frainteso le sue parole.
Il post e le prime repliche
Tutto è iniziato quando Tortora ha pubblicato un richiamo pubblico sulla differenza tra scarcerazione e proscioglimento dalle accuse, scrivendo: «Siher è stato scarcerato. Non scagionato. Se non conosci la differenza meglio tacere. E continuare a gettare benzina non aiuterà». Su queste parole è intervenuta Lucarelli, dedicando alla posizione della collega anche un articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano lo scorso 30 ottobre.
Gaia Tortora ha quindi deciso di chiarire pubblicamente il proprio pensiero, sottolineando che il messaggio non intendeva contestare la liberazione dell’indagato. «Cara Selvaggia non era difficile da capire quel tweet. Ed era appunto in garanzia di chi è stato scarcerato. Era riportare l’attenzione su un principio e non sul caos. Scarcerato Non vuol dire scagionato. Semplicemente. Senza giudizio. Resto garantista tranquilla», ha replicato. La spiegazione non ha chiuso il confronto, con Lucarelli che ha ribattuto: «Era invece molto facile da capire quel tweet. E ti ribadisco ciò che ho scritto oggi sul Fatto».
Il chiarimento di Tortora e il caso Siher
Nel corso del confronto, Tortora ha precisato che la critica a chi continua a gettare benzina sul fuoco era rivolta agli esponenti del governo, e non alla decisione della magistratura. Si è arrivati alla conclusione con una replica diretta: «E allora non hai capito nulla. Perché il riferimento alla benzina sul fuoco era proprio diretto agli esponenti del governo. Magari chiedi prima invece di sentenziare».
La discussione tra le due giornaliste fa seguito alla decisione della giudice per le indagini preliminari di Milano, Tiziana Landoni, che il 28 ottobre ha disposto la scarcerazione di Youssef Siher, il trentenne legato ai profili social del Movimento 17 ottobre, respingendo la richiesta della Procura di mantenerlo in custodia cautelare. L’uomo era stato fermato nell’ambito delle indagini sulle iniziative del movimento con contestazioni relative all’istigazione a delinquere aggravata dalla finalità terroristica e alla violenza organizzata durante le manifestazioni.
La giudice ha ritenuto che non emergessero gravi indizi di colpevolezza per i reati contestati e ha escluso la sussistenza dei presupposti per il fermo, stabilendo che i messaggi pubblicati sui canali social non contenevano inviti a compiere azioni violente. Tale decisione aveva provocato la reazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che l’aveva definita «vergognosa». La scarcerazione, tuttavia, non equivale a un’assoluzione definitiva: Siher rimane indagato e gli accertamenti possono proseguire.

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