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Tensione nel governo dopo lo stop di Salvini alle armi all’Ucraina

Meloni furiosa con Salvini dopo lo stop alle armi all’Ucraina: tensione nel governo, "Così mi metti in difficoltà" - Baritalia News

La mossa del leader della Lega al congresso straordinario irrita la premier Giorgia Meloni. Il nodo della scadenza del decreto a fine anno.

Le dichiarazioni del vicepremier Matteo Salvini sugli aiuti a Kiev irritano la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La premier avrebbe chiesto chiarimenti al segretario del Carroccio, mentre all’interno della maggioranza cresce la tensione politica. La vicenda si sviluppa domenica 25 ottobre 2026, durante il congresso straordinario della Lega tenutosi a Milano, che si è concluso con la riconferma di Salvini alla guida del partito. Il vicepremier ha annunciato l’intenzione di portare in Consiglio dei ministri la richiesta di fermare l’invio di armi e risorse economiche all’Ucraina, segnando una distanza rispetto alla posizione finora sostenuta dall’esecutivo.

La presa di posizione non sarebbe stata preventivamente concordata con Palazzo Chigi, provocando il disappunto della premier. Secondo le ricostruzioni emerse, la presidente del Consiglio avrebbe manifestato direttamente a Salvini la propria contrarietà, evidenziando le difficoltà che una simile iniziativa rischierebbe di creare alla stabilità della coalizione di governo. Non è stato confermato ufficialmente se il chiarimento sia avvenuto tramite una telefonata o un messaggio, ma il senso politico dell’intervento della premier è stato quello di richiamare il vicepremier alla necessità di mantenere una linea condivisa.

Il problema sollevato da Meloni non riguarderebbe soltanto il merito delle forniture all’Ucraina, quanto il metodo utilizzato da Salvini per annunciare una proposta destinata a incidere su una delle principali scelte di politica estera dell’esecutivo. Poche ore dopo, nel discorso pronunciato in occasione della sua rielezione, il segretario leghista ha utilizzato espressioni meno categoriche. Salvini ha posto l’accento sulla necessità di privilegiare la diplomazia, invitando gli alleati a riflettere sull’efficacia dell’invio di armi e denaro, pur riconoscendo la condizione del popolo ucraino come vittima di bombardamenti e aggressioni.

Nonostante le dichiarazioni del vicepremier, la posizione ufficiale del governo italiano non cambia. È quanto emerge dagli ambienti della maggioranza vicini a Fratelli d’Italia, secondo cui Palazzo Chigi avrebbe scelto di evitare uno scontro pubblico diretto, senza tuttavia fare intendere che sia già in corso una revisione del sostegno a Kiev. Il confronto si inserisce in un momento particolarmente delicato per gli equilibri interni della coalizione e dello stesso partito di via Bellerio.

Salvini ha ottenuto la riconferma alla guida della Lega raccogliendo 465 voti, superando lo sfidante Massimo Garavaglia che si è fermato a 146 preferenze, e deve inoltre confrontarsi con la presenza politica di Roberto Vannacci. Sul piano parlamentare, un eventuale cambiamento nella politica degli aiuti militari ed economici richiederebbe decisioni formali e deliberate dell’esecutivo e della maggioranza. La questione potrebbe essere affrontata anche durante l’incontro programmato tra Giorgia Meloni e i leader della coalizione di maggioranza, convocato per discutere i dettagli della manovra economica.

Il vero banco di prova per la tenuta del governo sulla politica estera potrebbe però arrivare entro la fine dell’anno in corso. L’attuale autorizzazione legislativa che consente all’Italia di continuare a cedere mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari all’Ucraina scade ufficialmente il 31 dicembre 2026. La disciplina normativa discende dal quadro introdotto nel 2022 durante il governo Draghi e successivamente prorogato nel corso del tempo attraverso vari passaggi parlamentari. Per proseguire le forniture anche nel corso del 2027 attraverso il medesimo meccanismo giuridico, sarà indispensabile un nuovo e specifico intervento legislativo.

L’esecutivo dovrà quindi decidere collegialmente se confermare la prosecuzione del sostegno e definire le modalità dell’intervento. L’eventuale decreto dovrà poi affrontare il consueto passaggio di approvazione parlamentare previsto dalla Costituzione della Repubblica Italiana. È proprio su questo snodo decisionale che la Lega potrebbe tornare a esprimere formalmente le proprie riserve politiche, rendendo più complesso il confronto con gli alleati di Fratelli d’Italia e Forza Italia. Per il momento non risultano modifiche formali alla politica italiana di sostegno all’Ucraina, e il prossimo passaggio concreto resta fissato alla scadenza del 31 dicembre, termine entro il quale il governo dovrà valutare l’opportunità di una nuova proroga degli aiuti.

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