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Addio a Tinto Brass: il maestro del cinema erotico si è spento a Roma

Addio a Tinto Brass: il maestro del cinema erotico si è spento a Roma

Il mondo dello spettacolo piange la scomparsa di uno dei suoi autori più iconici e discussi. Nel primo pomeriggio di mercoledì 4 novembre si è diffusa la notizia della Tinto Brass morte, il celebre regista e maestro del cinema erotico italiano che si è spento a Roma all’età di 93 anni. Il cineasta versava da diverso tempo in condizioni di salute precarie.

A comunicare ufficialmente la scomparsa del regista sono stati la moglie Caterina Varzi insieme ai figli Bonifacio e Beatrice. A causa delle sue condizioni di salute, il regista non aveva potuto partecipare all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, kermesse che lo aveva omaggiato proiettando in prima mondiale la versione restaurata in 4k del cult Col cuore in gola, pellicola uscita nel 1967. Secondo quanto riportato dall’Ansa, i famigliari hanno previsto per lui delle esequie funebri in forma strettamente privata.

Gli esordi e la collaborazione con Roberto Rossellini

Nato a Milano il 26 marzo del 1933, Giovanni Tinto Brass ha trascorso gran parte della sua giovinezza a Venezia, per poi spostarsi a Padova e a Ferrara per completare gli studi universitari. Dopo la laurea in Giurisprudenza, ha coltivato la sua grande passione per la celluloide lavorando presso la Cinémathèque di Parigi, in Francia.

Tornato in Italia, ha mosso i primi passi nella cinematografia lavorando come montatore nel documentario di Roberto Rossellini dal titolo L’India vista da Rossellini. Dopo altre collaborazioni con lo stesso Rossellini e con Joris Ivens, nel 1963 ha debuttato dietro la macchina da presa dirigendo In capo al mondo, un lavoro incentrato sul disagio giovanile. La vera svolta è arrivata però tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, quando ha iniziato a dedicarsi al genere erotico, ottenendo uno straordinario successo di pubblico e critica soprattutto grazie a La Chiave con Stefania Sandrelli.

Tinto-Brass-morte

Il grande successo e le opere entrate nella storia

Anticonformista e spesso al centro di accese polemiche, nel corso degli anni successivi il cineasta ha firmato pellicole destinate a passare alla storia del costume italiano. Tra i titoli più celebri ricordiamo Miranda con Serena Grandi nel 1985 e Capriccio con Francesca Dellera nel 1987, oltre a Paprika con Debora Caprioglio del 1991 e Così fan tutte con Claudia Koll del 1992.

Le sue opere hanno attirato spesso le critiche di una parte dell’opinione pubblica, un fattore che ha inevitabilmente contribuito a rendere i film e le sue protagoniste ancora più popolari. Tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila ha realizzato altre pellicole di successo, tra cui Monella. Nel 2010 un’emorragia cerebrale lo ha costretto a un ricovero e a un successivo e lungo percorso di riabilitazione.

Nel corso della sua lunga e intensa carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti. L’ultimo risale allo scorso mese di settembre, quando durante la Mostra del Cinema di Venezia è stato insignito del Premio Pietro Bianchi.

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