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Francesca Tucci morta a 24 anni dopo un intervento: i periti escludono colpe mediche, la famiglia non ci sta

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Francesca Tucci morta a 24 anni dopo: Le circostanze della morte di Francesca Tucci

Francesca Tucci morta a 24 anni dopo un doppio intervento chirurgico al duodeno nell’ospedale Cardarelli di Napoli. La giovane, studentessa di Giurisprudenza all’Università Parthenope di Napoli, si era sottoposta all’operazione in regime intramoenia a seguito di una valutazione medica che ha coinvolto centri specialistici a Roma, Milano e Napoli. Prima dell’intervento, Francesca non presentava condizioni gravi: godeva di uno stato di salute sostanzialmente buono, lamentando solo lievi disturbi digestivi e un gonfiore addominale. La procedura, decisa dai medici napoletani, mirava a risolvere la patologia al duodeno diagnosticata dopo accertamenti approfonditi. Nonostante le cure prestate, la situazione è precipitata in terapia intensiva, dove la 24enne è poi deceduta. Il caso ha suscitato immediata attenzione e controversie, con i periti della Procura di Napoli che hanno escluso responsabilità mediche, mentre la famiglia di Francesca esprime forti dubbi e contesta le conclusioni sulle cause del decesso, chiedendo ulteriori accertamenti e la revisione del collegio peritale.

Esiti della consulenza tecnica della Procura

La consulenza tecnico-autoptica depositata dalla Procura di Napoli il 5 ottobre 2026 ha escluso qualsiasi profilo di responsabilità professionale nei confronti del primario Felice Pirozzi e del personale sanitario che ha avuto in cura Francesca Tucci. I periti incaricati hanno analizzato gli atti e le dinamiche cliniche escludendo colpe mediche nell’esito tragico seguito all’intervento chirurgico. Tuttavia, la famiglia della giovane, scomparsa a soli 24 anni dopo un doppio intervento al Cardarelli, ha contestato queste conclusioni, chiedendo la sostituzione del collegio peritale. A loro avviso, la consulenza non risponde in maniera esaustiva ai dubbi sollevati e presenta contraddizioni che impediscono una lettura coerente della documentazione sanitaria. I legali dei familiari insistono quindi per ulteriori approfondimenti, ritenendo che vi siano ancora questioni irrisolte riguardo alla gestione post-operatoria e ai tempi intervenuti tra le criticità emerse e la seconda operazione. La Procura intanto mantiene ferma la propria valutazione sull’assenza di responsabilità mediche.

La posizione della famiglia e le criticità sollevate

La famiglia di Francesca Tucci contesta con fermezza i risultati della consulenza tecnica disposta dalla Procura, ritenendola carente e contraddittoria. Gli avvocati della famiglia hanno richiesto la sostituzione del collegio peritale, criticando la perizia per aver “assolto senza rispondere” alle questioni sollevate. In particolare, la difesa sottolinea che la consulenza non avrebbe preso in considerazione in modo adeguato le evidenze emerse dai documenti sanitari e che tra il manifestarsi dei primi sintomi di malessere e la seconda operazione ci sarebbero stati ritardi non giustificati. Questa discrepanza, secondo i legali, non è stata sufficientemente approfondita dagli esperti nominati dalla Procura. La posizione della famiglia riflette un senso di insoddisfazione verso le conclusioni ufficiali che escludono responsabilità mediche, alimentando la richiesta di una nuova valutazione tecnica con un collegio differente per chiarire i punti controversi del caso.

Le reazioni legali e l’indagine in corso

Dopo la morte di Francesca Tucci, 24 anni, avvenuta nel reparto di Terapia Intensiva dell’ospedale Cardarelli di Napoli in seguito a un doppio intervento chirurgico, la magistratura ha avviato un’indagine per presunta colpa medica su denuncia della famiglia. Tuttavia, la consulenza tecnico-autoptica depositata ha escluso responsabilità professionale a carico del primario Felice Pirozzi e del personale sanitario coinvolto nelle cure.

L’avvocato del primario ha ribadito l’assenza di profili di colpa medica secondo l’esito della perizia, mentre la famiglia, insoddisfatta, ha chiesto la sostituzione del collegio peritale perché ritiene che la consulenza «assicuri senza fornire risposte concrete». In risposta a questo scenario di incertezza, i familiari hanno promosso sit-in pubblici e avanzato nuove istanze per un incidente probatorio, al fine di far luce su ogni dettaglio del caso e ottenere giustizia.

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