Barbara d’Urso a Ballando con le Stelle: il ritorno in Rai tra giuria e nodo veto
Barbara d’Urso debutta nella giuria di Ballando con le Stelle, ma rilancia sul presunto veto in Rai: il suo obiettivo, dice, resta la conduzione in prima serata.
L’ingresso di Barbara d’Urso nella giuria di Ballando con le Stelle segna uno dei passaggi più attesi della nuova stagione televisiva, ma non chiude affatto il capitolo che da tempo accompagna il suo nome: quello delle voci su un presunto stop interno alla Rai. Alla vigilia del debutto in prima serata su Rai1, la conduttrice ha scelto di affrontare di nuovo la questione, collegando il nuovo incarico a un percorso professionale che, a suo dire, resta ancora incompleto.
Il punto per lei è chiaro: la giuria non rappresenta il traguardo cercato negli ultimi anni. D’Urso lo ha spiegato senza giri di parole, sottolineando che il suo mestiere è un altro e che il centro delle sue ambizioni non è mai cambiato. «Milly sa benissimo che questo ruolo non è mai stato il mio focus», ha detto, ribadendo che il suo obiettivo continua a essere la conduzione e, in particolare, una prima serata sulla rete pubblica. Un chiarimento che pesa, perché toglie ogni equivoco: l’approdo a Ballando è un ritorno importante, ma non coincide con il progetto televisivo che aveva immaginato per sé.
Il tema più delicato resta però quello del cosiddetto veto. Negli ultimi tre anni il suo nome è stato spesso accostato a indiscrezioni su programmi studiati, ipotesi avanzate e poi svanite. Lei non parla di certezze, ma lascia intendere che il dubbio esista ancora. «In questi tre anni tanti hanno parlato di veti su di me, io credo che ogni sospetto cadrà quando delle trasmissioni preparate da me, con dirigenti della Rai, magicamente smetteranno di sparire», ha affermato. E ha aggiunto che soltanto allora potrà considerare quel veto «un’illusione distorta». È una frase che tiene insieme prudenza e amarezza, senza trasformare il sospetto in una prova definitiva.
La sua presenza a Ballando con le Stelle nasce da un dialogo avviato mesi fa. I primi contatti con Milly Carlucci e con l’autore Giancarlo De Andreis risalgono alla fine di giugno. A luglio, dopo una serie di videochiamate, sarebbe arrivata la disponibilità della conduttrice. Il passaggio formale, però, si è concretizzato soltanto più avanti: la proposta contrattuale dell’ufficio scritture Rai è datata 17 settembre. Una tempistica che racconta bene quanto il percorso non sia stato immediato.
In fondo, il legame tra d’Urso e il programma di Milly Carlucci ha radici lontane. Nel corso degli anni è passata dal ruolo di Ballerina per una notte a quello di concorrente, fino a questa nuova veste di giurata per l’edizione 2026. Un’evoluzione che ha il sapore del cerchio che si chiude, anche se resta aperta la casella più importante, quella della conduzione. Ed è forse proprio questo l’aspetto più interessante della vicenda: il ritorno in Rai c’è, ma in una posizione diversa da quella desiderata.
A smentire l’ipotesi di qualsiasi blocco interno ci ha pensato la stessa azienda. Williams Di Liberatore, direttore dell’Intrattenimento Prime Time Rai, ha escluso l’esistenza di un veto, parlando di un normale iter interno. «Nessun veto. C’è stato un iter burocratico aziendale, il normale processo che avviene all’interno di tutte le trasmissioni televisive», ha dichiarato durante la conferenza stampa di presentazione. Sul futuro di d’Urso ha poi precisato che ogni eventuale progetto deve essere valutato all’interno dell’offerta complessiva della rete e che la stagione autunnale è stata costruita puntando su format già consolidati.
Sulla stessa linea si è espressa anche Milly Carlucci, che ha difeso la libertà delle scelte dentro la tv pubblica. «Se c’è un luogo di libertà è proprio la Rai, alla fine qui non ci sono veti», ha detto. La conduttrice ha anche ricordato che qualsiasi proposta deve convincere i vertici non solo sul piano editoriale, ma anche su quello della sostenibilità economica. Un richiamo al budget e alla compatibilità dei progetti che riporta il dibattito su un terreno più concreto, fatto di scelte industriali prima ancora che artistiche.
È un passaggio che merita una breve considerazione. Nel racconto televisivo italiano, la parola “veto” finisce spesso per diventare una scorciatoia narrativa: funziona, attira attenzione, semplifica. Ma tra palinsesti, equilibri interni, investimenti e gerarchie, molte decisioni sono meno romanzesche e molto più complesse di quanto appaiano. Questo non cancella il malumore di chi resta fermo ai margini, ma aiuta a leggere la vicenda con maggiore lucidità.
La Rai, intanto, difende anche il senso della scelta fatta per Ballando con le Stelle. Di Liberatore ha spiegato che per questa edizione si è ripartiti da zero per diversi aspetti, dallo studio al progetto fino al design, e che la composizione della giuria risponde a criteri editoriali. Ha anche sottolineato che i compensi del cast e dei giudici rientrano in una gestione complessa, inserita in un quadro più ampio di produzione.
Il debutto vero e proprio è fissato per sabato 3 ottobre, quando Barbara d’Urso prenderà posto al tavolo dei giudici insieme a Carolyn Smith, Ivan Zazzaroni, Guillermo Mariotto e Alberto Matano. Lei ha già chiarito quale sarà il suo approccio: non intende trasformarsi in una giudice severa a tutti i costi e non vuole costruirsi un personaggio per convenienza televisiva. Ha fatto sapere di non voler essere «critica per forza», preferendo seguire l’istinto e valutare ciò che vedrà in pista senza lasciarsi trascinare da simpatie, antipatie o vicende personali dei concorrenti.
Per la nuova stagione di Ballando con le Stelle è un innesto che aggiunge curiosità e visibilità. Per d’Urso, invece, è qualcosa di più ambiguo: una porta che si riapre e insieme il promemoria di una attesa ancora irrisolta. Torna su Rai1, in uno dei programmi simbolo del sabato sera, ma non nel ruolo che continua a considerare davvero suo. E proprio qui sta il nodo che resta sospeso: il rientro c’è stato, il banco di prova anche, ma la prima serata da conduttrice che insegue da anni è ancora tutta da conquistare.
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